Preparata dagli scioperi del marzo 1943 nelle fabbriche del Nord Italia e dalle azioni clandestine dei partiti antifascisti durante il ventennio, la Resistenza in Italia ha inizio l’8 Settembre 1943, dopo l’armistizio Badoglio che, firmato il 3-9-1943 con gli anglo-americani a Cassibile, fu tenuto segreto e annunciato via radio solo l’ 8 sera e sui giornali la mattina seguente. La notizia provocò negli italiani l’illusione che la guerra fosse finalmente finita, ma anche disorientamento tra i soldati e  le autorità militari. Il re e le alte cariche dello Stato fuggirono a Brindisi, mettendosi sotto la protezione degli Alleati anglo-americani, che nella notte tra il 9 e il 10 Luglio dello stesso anno erano sbarcati in Sicilia. Lo sbarco aveva provocato, il 25 Luglio, la caduta del regime fascista e l’arresto di Mussolini alimentando nella gente l’illusione che la guerra sarebbe finita a breve.

Questi fatti, però, avevano allarmato molto la Germania che aveva occupato l’Italia, inviando divisioni  soprattutto dal Brennero, secondo il Piano “Alarico”. Subito dopo l’annuncio dell’armistizio, si ebbe quindi lo sbandamento dell’esercito regolare: i comandi militari furono lasciati senza ordini precisi (ricordiamo ad esempio la fine della divisione “Acqui” a Cefalonia). Improvvisamente i Tedeschi diventarono nemici degli italiani, molti nostri soldati cercarono di ritornare a casa con mezzi di fortuna, aiutati dalla popolazione civile, altri furono catturati dai Tedeschi nelle caserme o durante la fuga e portati  nei campi di prigionia in Germania come lavoratori coatti (I.M.I = Internati Militari Italiani), cioè senza i diritti dei prigionieri di guerra. I nazisti, ritenendo l’armistizio un atto di tradimento da parte dell’Italia, occuparono immediatamente il Nord della penisola, liberarono Mussolini e lo misero a capo della R.S.I (Repubblica Sociale Italiana) o anche chiamata Repubblica di Salò, creando così un nuovo governo fascista sotto controllo tedesco.

Tutti i partiti antifascisti, che avevano operato clandestinamente o in esilio durante il ventennio fascista, già il 9 Settembre 1943 avevano formato a Roma il C.L.N (Comitato di Liberazione Nazionale); si trattava di una forma di governo clandestino che rappresentava la nazione e l’autorità (dopo la fuga da Roma del re e del governo Badoglio); era costituito da un organo centrale con rappresentanze periferiche in tutta Italia e avrebbe governato la Resistenza. Già a metà settembre del ’43, sulle montagne si rifugiarono i primi gruppi di soldati allo sbando, considerati ribelli e disertori dai nazi-fascisti e ricercati dagli stessi; poi a loro si aggiunsero molti giovani che, non accettando la nuova autorità fascista, non rispondevano alla chiamata alle armi e si davano alla macchia; se riuscivano ad evitare di essere catturati e deportati nei campi di prigionia, andavano ad alimentare le fila partigiane. C’erano anche i prigionieri di guerra delle diverse nazionalità, catturati dai Tedeschi sui vari fronti e fuggiti dai campi di prigionia in Italia, che raggiungevano le bande partigiane in montagna.  C’erano infine i civili che, stanchi della guerra, della fame, delle privazioni o di avere familiari caduti sui vari fronti di guerra (ricordiamo la Russia), provavano avversione o disincanto verso il fascismo o condividevano gli ideali della Resistenza (giustizia, libertà e pace); collaboravano allora fornendo protezione, viveri, vestiti, armi, informazioni come staffette  partigiane (notevole fu in questo caso il contributo delle donne).  In Toscana, nel Nord Italia e nelle città, i partigiani, volontari armati, condussero attentati o azioni di guerrigilia e di sabotaggio contro i Tedeschi e i fascisti. Sulle montagne sostennero anche scontri a fuoco contro le truppe nazifasciste. Si dedicarono inoltre alla propaganda dei loro ideali attraverso la stampa di volantini e giornali clandestini e contribuirono all’espatrio degli ebrei e delle persone contrarie al regime. Tra i primi atti della Resistenza in Italia ricordiamo alcuni fatti: a Roma, a porta San Paolo, soldati e civili tentarono di bloccare l’entrata delle SS e scontri ci furono anche nel lecchese (al Pizzo d’ Erna).

Dal ’43 al ’45 molte furono le azioni di sabotaggio ad opera delle S.A.P (Squadre Azione Patriottica) forme di guerriglia organizzata nelle campagne, e dei G.A.P (Gruppi Azione Patriottica) adatti per la guerriglia urbana; ciò avvenne ovunque nell’Italia occupata.

Tra l’estate e l’inverno del 1944 alcune zone furono liberate dai partigiani nel Nord d’Italia e furono amministrate da governi provvisori coordinati dal C.L.N; a Milano operò  il C.L.N.A.I (C.L.N Alta Italia) che organizzò un esercito di liberazione, strutturato in brigate, battaglioni e divisioni,  ebbe un ruolo importante alla fine del conflitto, nell’organizzare l’insurrezione popolare al momento della Liberazione, e poi nella nascita della Repubblica democratica.

L’azione dei partigiani dal ’43 al ’45 fu dunque di fondamentale importanza per la liberazione della penisola, poiché  costrinse i Tedeschi a togliere truppe dagli altri fronti di guerra per reprimere la Resistenza italiana;  fornì inoltre agli italiani un’occasione per riscattarsi dagli errori commessi durante la dittatura. La Resistenza si concluse con gli ultimi giorni dell’aprile 1945, quando tutte le città del Nord furono liberate grazie all’azione coordinata delle brigate partigiane, all’insurrezione popolare, alla lotta e al presidio nelle fabbriche e all’arrivo degli Alleati anglo-americani.