La produzione della Guzzi negli anni della guerra era destinata prevalentemente al settore militare; si fabbricavano mezzi come l’Alce e il Trialce (un furgoncino con mitragliatrice), destinati all’esercito italiano. Alla società fu riconosciuto lo status di “azienda ausiliaria”, ai cui dipendenti, ritenuti indispensabili per la produzione, fu concesso l’esonero dal servizio militare: ciascuno di loro era infatti dotato di una tessera di “esonerazione”. Sotto la collina delle “Villette”, furono realizzati rifugi antiaerei nei quali le maestranze e la popolazione residente nelle vicinanze si rifugiavano nel corso delle incursioni aeree; una casamatta con postazione antiaerea (mitragliatrice) era accessibile direttamente dal rifugio. Sulle facciate della Moto Guzzi vennero dipinte sagome di alberi, per camuffare e mimetizzare meglio la fabbrica. L’azienda, soprattutto in occasione del Natale, era molto generosa con le famiglie numerose, a cui regalava dei “pacchi viveri”, contenenti biscotti e generi alimentari,  così scarsi durante la guerra.

Dopo l’ 8 settembre 1943, la Moto Guzzi fu dichiarata “fabbrica di interesse militare”: un presidio tedesco fu insediato presso lo stabilimento e fu imposto un regolamento ferreo. Alla Guzzi avvennero vari fatti legati alla Resistenza, come alcuni atti di sabotaggio attuati da operai che, durante il montaggio, mettevano della sabbia nei motori delle moto destinate alla Repubblica di Salò; per questo furono arrestati tre operai e un impiegato, in seguito rilasciati. Il 6-12-’43 fu sabotata anche la “Centrale elettrica dello Zerbo” da partigiani non mandellesi. In fabbrica furono nascoste armi, recuperate dai partigiani dopo i “lanci” degli Alleati Angloamericani effettuati nella valle di Era. In seguito al massiccio rastrellamento del novembre ’44 da parte dei nazifascisti, per accordi tra il il C.V.L. e la ditta, fu fatto figurare che i partigiani della 89ª Brigata Poletti, che si era sciolta, erano operai specializzati assunti in Guzzi.

 L’Azienda produceva moto e motocarri e collaborava con i Tedeschi, costruendo pezzi di ricambio o riparando le loro macchine. Nella mensa della fabbrica veniva distribuita minestra alla popolazione e spesso la Moto Guzzi si prestava a procurare pane, pasta, farina, aggirando Tedeschi e Repubblichini. Nella soffitta della mensa c’era una  radio clandestina, della missione “Montreal”, una ricetrasmittente collegata con gli Americani, che annunciava i “lanci”. 

Nell’aprile del ’45, in accordo col C.L.N, i dirigenti formarono squadre di vigilanza interne all’azienda, costituite da dipendenti. Esse avevano il compito di proteggere lo stabilimento e di impedire che fossero smantellati i macchinari, che avvenissero furti di mezzi o di materie prime da parte dei Tedeschi. Le squadre erano sette, operavano a turno, ed erano composte da alcuni uomini e un caposquadra; avevano fucili semplici, fucili mitragliatori e parabelli; l’abbigliamento era quello delle truppe partigiane. Furono i lavoratori della Moto Guzzi che bloccarono in Pra’ Magno una colonna armata in ritirata e catturarono parecchi Tedeschi, tenuti prigionieri in un reparto dello stabilimento; ad essi si aggiunsero anche dei fascisti, che si consegnarono.

Il 25 aprile fu messo in atto il piano di difesa dalla fabbrica, che fu presidiata dalle squadre di vigilanza e divenne pure sede del C.L.N e del Comando militare partigiano (C.V.L) fino al 30 aprile.  Dal 26 al 30 aprile i partigiani utilizzarono la mensa e lo spaccio aziendale per i rifornimenti di viveri; prelevarono armi, moto, motocicli e carburante. Il 29 aprile e nei giorni seguenti arrivarono le truppe americane, che rimasero accampate con le tende in piazza Gera fino agli inizi di maggio. I prigionieri tedeschi furono quindi consegnati agli Americani.

Il ruolo della Moto Guzzi fu dunque molto importante nel periodo della Resistenza.

L’azienda fu un punto di riferimento essenziale per le famiglie mandellesi, per i partigiani e gli Alleati.