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1muro esterno cimitero: in questo luogo la sera del 25 agosto 1944 venne fucilato, dopo essere stato interrogato e torturato alla sede del comando tedesco, il partigiano Giovanni Poletti. Qui era già stato fucilato il 31-12-1943 Sergio Gallotti, venuto a Mandello per entrare nelle formazioni delle Grigne. Nel bassorilievo il braccio di un martire regge la fiaccola della libertà, circondata da una corona di spine (cioè il dolore e l’oppressione), mentre un serpentello insidioso (cioè la spia, il traditore, il delatore) si attorciglia intorno al braccio, pronto a colpire in modo mortale, con i suoi denti aguzzi.
2 monumento interno cimitero: questo monumento è stato eretto in memoria di tutti i caduti della Resistenza mandellese.La statua di bronzo rappresenta un partigiano morente, con il capo reclinato, mentre alza verso il cielo, in un ultimo sforzo, la fiaccola della libertà. Sul suo volto, molto affaticato, c’è dolore e disperazione. È nudo, alla mercé degli eventi, anche se bello, giovane e coraggioso. Sullo sfondo sono incisi i nomi dei partigiani mandellesi morti per la libertà; nomi e foto sono anche nelle piccole lapidi orizzontali sulla base del monumento.
3 ex scuole di Molina: in questo palazzo dal 1943 al 1945 ebbe sede il Comando tedesco.Qui venne interrogato e torturato il partigiano Giovanni Poletti, prima di essere condotto al cimitero per la fucilazione. Qui si trattò la resa dell’Armata Liguria, tra il generale Pempsel e il CVL (Corpo Volontari della Libertà). Da fine aprile a inizio giugno 1945 fu sede del Comando partigiano. Restituito ad uso civile nel giugno 1945, questo palazzo conserva memoria di momenti drammatici, ma fondamentali, della nostra Storia.
4 monumento in località “La Maiola”: questo monumento è stato eretto in località “la Maiola”, a ricordo dei caduti del 26-10-1944. Giunti qui per ritirare due casse di armi che i soldati polacchi avevano promesso, i partigiani rimasero uccisi dallo scoppio della bomba a orologeria nascosta in una delle casse. Il bassorilievo in bronzo rappresenta i tre partigiani caduti; uno di loro mostra con orgoglio una fiaccola, simbolo di gloria e di libertà. Sullo sfondo si vede la Grigna, luogo della nostra Resistenza.
5 Moto Guzzi:Qui si organizzarono squadre operaie per contrastare lo smantellamento di macchinari che poteva essere fatto ad opera dell’esercito tedesco in ritirata nei giorni della Liberazione.
Durante la seconda guerra mondiale la Moto Guzzi venne dichiarata “fabbrica di interesse militare”: la produzione (modelli “Alce”, “Trialce”) fu destinata all’esercito italiano e nei reparti furono revisionati mezzi militari tedeschi.
Dopo l’8-9-1943 alla Moto Guzzi avvennero molti fatti legati alla Resistenza:
· alcuni operai misero in atto azioni di sabotaggio, inserendo sabbia nei motori delle moto
· furono nascoste armi, recuperate dai lanci degli alleati anglo-americani
· partigiani non mandellesi sabotarono la centrale elettrica dello Zerbo
· la missione americana “Montreal” istallò la sua stazione radio.
Nelle ultime settimane di guerra, in accordo con il CLN (Comitato di Liberazione Nazionale), i dirigenti Guzzi organizzarono tra i dipendenti 7 squadre di vigilanza con lo scopo di presidiare la fabbrica ed evitare lo smantellamento di macchinari, il furto di mezzi o di materie prime da parte dei militari tedeschi.
Al momento dell’insurrezione, la Guzzi fu sede momentanea del CLN e del Comando militare partigiano. Il 25 aprile 1945 alle squadre di vigilanza si arresero 16 militi delle forze fasciste e una colonna tedesca di 70 uomini. Dal 26 al 30 aprile 1945, i partigiani utilizzarono mensa e spaccio aziendali e prelevarono armi, moto, motocarri e carburante.