Discorso tenuto dal sindaco, Riccardo Mariani, il 25 aprile 2006 per la Festa della Liberazione

    La data del 25 aprile rappresenta un giorno fondamentale per la storia della giovane repubblica italiana. Alla lotta di liberazione dal nazifascismo, infatti, diede un contributo determinante il popolo italiano: in primo luogo le formazioni partigiane costituitesi nelle campagne, sulle montagne, nelle città e nei paesi d'Italia.

    Il 25 aprile segna il culmine del risveglio della coscienza nazionale e civile italiana impegnata nella riscossa contro gli invasori come momento di riscatto morale della popolazione italiana dopo il ventennio di dittatura fascista.

L'Italia venne liberata dalla dittatura grazie al sacrificio di tanti giovani ragazzi e ragazze che, pur appartenendo ad un ampio ed eterogeneo schieramento politico (dai comunisti ai militari monarchici, passando per i gruppi cattolici, socialisti ed azionisti), si chiamavano con un solo nome: partigiani; combatterono al fianco di molti soldati provenienti da paesi diversi e lontani (Stati Uniti, Australia ma anche Inglesi e Francesi) tutti accolti come alleati.

    La stessa storia dell'Italia repubblicana fonda interamente le proprie basi su l'esperienza dell'antifascismo che Piero Calamandrei definì “quel monumento che si chiama ora e sempre Resistenza”, elemento base di una nuova religione civile della nascitura giovane democrazia repubblicana. Perché la lotta contro l'occupazione nazista e la dittatura fascista fu anche lotta per dar vita a una nuova identità nazionale, fondata su diritti eguali per tutti. La memoria di quella lotta non vuol certo mantenere vive le divisioni ma, al contrario, rendere più salda l'unità nazionale, più salda la democrazia conquistata per tutti gli italiani. Il nostro Presidente della Repubblica, nel dichiarare improponibile ogni revisionismo, già disse alcuni anni orsono ad Ascoli Piceno che “la Resistenza fu una reazione delle coscienze alla sfida contro i valori e la dignità dell'uomo. Fu una reazione che si affermò in modi diversi a seconda delle circostanze, ma fu una reazione largamente diffusa, spontanea”.

    Senza nulla cedere alla retorica resistenziale, noi siamo fortemente concordi nel ritenere che la Resistenza fu un momento edificante in cui si affrontarono i sostenitori della libertà, della democrazia e della giustizia contro la barbarie fascista e nazista e i suoi adulatori. E quindi non possiamo non ricordare tutti coloro che con la lotta e il sacrificio hanno consentito la formazione della nostra coscienza democratica. Le donne anch’esse partecipi della lotta per la liberazione, i caduti, le popolazioni di villaggi trucidate dalle forze naziste, le migliaia di Italiani di religione ebraica deportati e sterminati nei campi nazisti, la moltitudine di cittadini italiani, di ogni ceto sociale, che a rischio e spesso a prezzo della loro vita protessero e salvarono coloro che combattevano per gli ideali di libertà e giustizia.

    Le celebrazioni del 25 aprile aiutano tutti noi a meditare sui valori fondanti della nostra Repubblica: non dimentichiamo che a distanza di poco più di un anno dalla Liberazione, il 2 giugno 1946, si tennero le prime elezioni politiche libere che fecero riscoprire il gusto della libertà agli italiani e che in un breve arco di tempo si diede vita alla Costituzione Repubblicana. Per dirla ancora con le parole di Piero Calamandrei la Repubblica Italiana fu un "patto fra uomini liberi e forti" e la Costituzione divenne la più nobile ed alta espressione dei valori democratici ed antifascisti, del rifiuto fermo e perpetuo della violenza e della prevaricazione delle libertà civili e politiche che avevano caratterizzato tutto il ventennio mussoliniano.

    Non dimentichiamo mai che la Costituzione ha garantito e garantisce la libertà di tutti ed è la base della nostra convivenza civile.