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“un popolo che ha grandi monumenti ai quali ispirarsi, non morrà mai del tutto e, moribondo, sorgerà a vita più tranquilla e vigorosa che mai” (Ippolito Nievo, “Confessioni di un ottuagenario”) |
SPUNTI PER UNA LETTURA DEI MONUMENTI a cura della prof. Simonetta Carizzoni e del gruppo misto dei ciceroni, con la collaborazione degli alunni dei gruppi di: grafica, testi, interviste |
“La Storia è utile non già perché vi si legge il passato, ma perché vi si legge l’avvenire” (I. B. Say, “Quelques aperçus des hommes et de la societé”) citazioni prese da “testimonianze di guerra, vicende liernesi” |
RESISTENZA 1
LAPIDE SUL MURO ESTERNO DEL CIMITERO DI MANDELLO
E’
un bassorilievo di G.Enrini, di granito bianco, che si trova murato
all’esterno del cimitero del capoluogo, a destra per chi viene dal viale, con
una zona verde antistante, sul luogo dove fu fucilato Giovanni Poletti.
Misura cm 65 x 114,5
L’opera di buona fattura e chiaro significato, rappresenta un braccio alzato che regge in mano, tenendola stretta molto saldamente nel pugno, una fiaccola, che è circondata da una corona di spine, molto visibile, fatta di grossi rovi intrecciati.
Completa il tutto un piccolo serpentello insidioso, che si attorciglia intorno al braccio, all’altezza del gomito, pronto a scendere verso l’ascella e a colpire in modo mortale; ha infatti la bocca aperta, i denti ben visibili e aguzzi.
La corona di spine che c’ è intorno al polso, fa capire che il braccio appartiene ad un martire, che ha affrontato difficoltà, insidie, dolore, sofferenze di ogni tipo, il tutto per un ideale.
Il serpente che gira intorno al braccio, invece sta a simboleggiare i traditori, le spie fasciste che hanno consegnato il martire agli oppressori tedeschi, quelli che poi di fatto lo hanno ucciso in questo luogo.
Importante per capire il significato è anche la scritta in latino, inserita nella corona di spine:
“EX DUMIS FLAMMA”
completata da quella ai due lati del braccio, che è in italiano, affinché sia comprensibile a tutti e che recita:
"qui caddero per piombo venduto Sergio Gallotti e Giovanni Poletti.
Sta questa lapide a infamia dei carnefici a gloria dei martiri”
La parte in latino, e proprio perché in latino è particolarmente solenne e importante, significa:
“DAI CESPUGLI ESCE LA FIAMMA”
(cioè dal buio dei nascondigli dei partigiani esce la luce)
Richiama la modalità propria della Resistenza partigiana di combattere “alla macchia”, tra i cespugli dei nostri boschi, tra i rovi pieni di spine, di nascondersi e di uscire solo per istantanee azioni di sabotaggio o imboscate.
Significati dei simboli o delle parole usati:
Piombo venduto = spie fasciste
Corona di spine = difficoltà, insidie, sofferenze, dolore, cioè il caro prezzo pagato per conquistare la libertà
Fiaccola alzata = simbolo della gloria e della vittoria di chi è morto per la Libertà., che alla fine trionfa e illumina il cammino
Serpentello = i traditori, di qualsiasi tipo siano, che tentano di fermare il cammino della Resistenza e dei partigiani che lottano per la libertà
Da
ricordare anche la preghiera su un libro aperto (cm. 53,5 x 18),
un’invocazione alla Vergine, vista proprio come madre, perché abbracci questi
eroici figli.
I partigiani sono anche in questo testo onorati e considerati degli eroi; c’è un richiamo esplicito al sangue versato, che ha benedetto questo luogo e lo ha reso degno di ricordo, pietà e conforto per quanti soffrono.
A chi è dedicata la lapide e quali fatti ricorda:
Giovanni Poletti, di Giovanni e Poletti Maria (dei “Russin” o “Russit” di Somana) qui fucilato il 28-8-1944 da un plotone di esecuzione di fascisti e nazisti dopo essere stato catturato a Rongio e torturato a Molina . E’ medaglia d’argento al Valor Militare.
il 25 agosto 1944, i due Poletti, insieme ad Andrea Rompani, detto "Ghigna", in pieno giorno, con un alto rischio di essere riconosciuti e presi, si erano recati a Rongio per pagare un conto (del pane) o fare rifornimento di viveri da portare a Era, al Signor Lafranconi Simone, che allora gestiva un bar e che vendeva anche alimentari. Secondo altri testimoni andarono più che altro per leggerezza giovanile, per fare una bravata; anche Giulia Zucchi dice che cercò di dissuaderli, ma loro partirono lo stesso, dicendo che sarebbero passati dal bosco lungo il Meria. Di fatto qualcuno avvisò i Tedeschi della presenza dei due partigiani in paese a Rongio, ma la spia non fu di fatto mai identificata con certezza; sta di fatto che i Tedeschi arrivarono immediatamente e catturarono i 2 partigiani, facendoli prigionieri. Mentre percorrevano la mulattiera che da Rongio scende verso Luzzeno, per poi andare a Molina, Giuseppe Poletti tentò la fuga (vedi loc. “Neri”), mentre Giovanni Poletti, fu portato a Molina, al comando tedesco, subì inumane torture (gli strapparono persino le unghie dei piedi), perché parlasse e facesse i nomi di altri compagni; lui non parlò, non tradì i suoi amici. Verso le ore 20.00 della sera stessa fu portato per il paese, con le mani legate, affinché tutti lo vedessero; fu lui stesso a Tonzanico ad indicare la strada per il cimitero ai suoi aguzzini (come dimostrato da molte testimonianze); venne fucilato dalla GNR (guardia nazionale repubblicana) alla presenza di molte persone e sotto il controllo dei tedeschi del presidio di Molina; anche un gruppo di partigiani assistette poco distante, ma non poté intervenire, per non mettere a rischio di rappresaglia la popolazione. Dalle testimonianze raccolte sappiamo che sulle pietre e sul muro contro il quale venne ucciso restò per molti giorni il sangue e che le donne che lo conoscevano o che lo amavano venivano qui a piangerlo e a ricordarlo. Un signore ci ha detto che aveva visto 2 fori di proiettile che dimostrerebbero come non tutti i componenti del plotone di esecuzione abbiano sparato per uccidere; da un sopraluogo, si è visto che uno è a 2,30 metri da terra e l’altro a 3 metri.
In
ricordo di Giovanni Poletti, poco distante da qui, c/o il Soccorso degli Alpini,
nella sala dove i Mandellesi vengono visitati dal medico, c’è una targa
pirografata, donata dalla sorella del Poletti, che lo saluta e lo ricorda.
Sergio Gallotti (31-12-1943), era venuto a Mandello con un suo compagno, col battello, per entrare nella formazione partigiana in Grigna; furono subito individuati e inseguiti dai tedeschi; nello scontro a fuoco l’amico morì poco distante dall’imbarcadero, lasciato in cima alla scala dove cadde, mentre il Gallotti fu catturato, condotto davanti al cimitero e fucilato.
MONUMENTO ALL’INTERNO DEL CIMITERO
In memoria dei caduti di tutta la Resistenza mandellese è stato eretto, all’interno del cimitero, a fianco della cappella che si trova al centro dello stesso, di fianco alla scala sinistra, che porta al livello superiore del camposanto, un monumento, di rilevante grandezza e di grande impatto comunicativo.

Misura: altezza totale 163 cm. base in bronzo di cm 121,5 x 115,5; la misura dal piede destro alla mano destra (statua di bronzo) è di mt. 2.80; è di autore ignoto
E’composto da una statua di bronzo, dello scultore Enrini (1899-1962), lo stesso autore del monumento ai partigiani situato nel cimitero di Somana; l’opera è a tutto tondo, appoggia su una base sagomata di bronzo e ha alle spalle una specie di muretto basso, ma mosso nelle altezze e nei volumi, che chiude non completamente il campo visivo; è ricoperto in granito grigio e rosa; la statua emerge per il contrasto dei diversi materiali e per le dimensioni dell’uomo che rappresenta.
Si tratta di un giovane in fin di vita,un partigiano che muore, con il volto reclinato, mentre alza verso il cielo, in un ultimo sforzo, la fiaccola della libertà. Si vede sul suo volto, molto affaticato, molto dolore e disperazione. È nudo, alla mercé dei fatti e degli eventi, anche se bello, giovane e coraggioso. Ha il busto proteso in avanti e verso l’alto; tiene una fiaccola con il braccio destro e con l’altro è appoggiato e si tiene in equilibrio per non cadere. La posizione è quella di chi cerca di rialzarsi in un difficile equilibrio delle masse del corpo; la statua è progettata seguendo un incrocio tra due linee: un andamento obliquo partendo dal piede destro arriva al braccio teso (destro) e al pugno che tiene la fiaccola, attraverso il busto e il ventre dell’uomo; l’altra linea è perpendicolare al suolo, parte dalla spalla destra e arriva, attraverso il braccio sinistro alla mano e al marmo; questa linea forma una specie di croce con la testa reclinata dell’uomo. Si legge lo sforzo del gesto, la voglia di risollevarsi e di alzare la testa. C’è un evidente contrasto tra lo sforzo della parte superiore del corpo e l’abbandono delle gambe che non lo sorreggono e gli impediscono di andare avanti. La meta vicina della Libertà è per lui purtroppo irraggiungibile.
Scritta: “caduti per la Libertà”
Significati:
Volto = è sofferente, un po’ piegato
Fiaccola alzata = libertà conquistata, con grandi sacrifici, anche a prezzo della morte
Posizione del corpo e gesto del partigiano (vedi sopra)
A seguito dell'inaugurazione dell"Itinerario
della Memoria" per intervento dell'amministrazione Comunale,il monumento è stato
restaurato. ecco come appare oggi:

MONUMENTO DELLA MAIOLA
E’
stato progettato da Fausto Gilardoni e realizzato da Taruselli.
È in pietra lucida grigia, formato da 2 parti principali:
ð la parte inferiore, la base, è un parallelepipedo, rivestito sempre della stessa pietra;vi sono incisi i nomi dei tre caduti e vi è inserito al centro un bassorilievo in bronzo, opera di G. Puccini, che rappresenta tre partigiani caduti; l’ uomo in primo piano è un partigiano; è in mezzo a dei corpi dilaniati di altri partigiani e mostra con orgoglio una fiaccola, simbolo di gloria e di libertà; sullo sfondo, dietro all’uomo, è possibile intravedere le montagne mandellesi: la Grigna e il Sasso Cavallo.
ð La parte superiore ha la forma di una piramide tronca e termina con delle ali incrociate, in mezzo a cui c’ è una lanterna; è divisa in 6 parti, da linee orizzontali, dovute alle lastre di pietra del rivestimento; su ogni pezzo è incisa una parola, che unita alle altre, insieme formano la seguente frase “qui caddero per la libertà il 26-10-1944
ð ai piedi del monumento dei vasi in bronzo sulle cui facce si vedono delle corone di spine e delle teste di leone
Scritta: “qui caddero per la libertà il 26-10-1944 MORGANTI BATTISTA, GADDI ADAMO, GADDI DAVIDE”
Significati:
La Grigna: rappresenta Mandello e la sua gente che appoggiava i partigiani e partecipava alla loro lotta
I 3 uomini rappresentano i caduti, non hanno una divisa, quindi sono dei partigiani (non tedeschi, non fascisti); sono a dorso nudo, quindi giovani, forti, liberi; il partigiano caduto con il fucile in mano significa che la sua morte è avvenuta durante un combattimento, in azione; l’uomo steso rappresenta la sofferenza, il dolore della morte; quello che sta morendo e che solleva la fiaccola esprime il desiderio di libertà e la speranza in un mondo migliore
Questo monumento è stato fatto in ricordo dei caduti Morganti Battista, Gaddi Adamo e Gaddi Davide, morti a causa di una bomba ad orologeria. Il fatto accadde il 26-10-1944. i partigiani si erano accordati con 2 polacchi che dovevano consegnare loro le armi, ma in una delle due casse nascosero la bomba. I feriti gravi furono 2: Lino Poletti e Valli Guerino, De Battista Nilo e Mainetti Armando furono ospitati da alcune famiglie.
Morganti Battista (vedi anche monumento cimitero)
Gaddi Davide (vedi anche monumento di Somana)
Gaddi Adamo (vedi anche monumento di Somana)
EX SCUOLA DI MOLINA
In
questo palazzo, che è stato una scuola elementare per molti anni, dal 1943 al
1945 successero fatti importanti e da ricordare:
Qui ebbe sede il Comando tedesco, un battaglione della Wehrmacht. La gente di Molina aveva ovviamente molta paura dei tedeschi, perché erano armati e appena faceva buio si chiudeva in casa.
Una testimone racconta che nella scuola di Molina c’erano circa 30 soldati tedeschi, che cantavano in italiano fino a tarda sera; quando lei passava di lì, c’era sempre una sentinella e si ricorda che una sera, verso le sei, era già buio, ha salutato il soldato di guardia, lui le ha fatto il presentat’arm e lei si è molto spaventata. Un tenente tedesco, quando la vedeva andare all’orto, la chiamava, ma lei non guardava e non rispondeva perché aveva paura. Ad un certo punto i tedeschi hanno messo una bella macchina proprio nella corte degli Azzoni, dopo la pasticceria Valsecchi .
Altri soldati tedeschi erano sistemati nell’asilo di Molina, per cui complessivamente i tedeschi presenti a Molina erano molto di più di 30 anche se è difficile stabilire il numero .
Qui avvenivano gli interrogatori
o il 25 agosto 1944 da qui partirono i soldati diretti a Rongio, a seguito di una segnalazione da parte di una spia; qui venne portato, dopo essere stato catturato appunto a Rongio, il partigiano Giovanni Poletti, di Giovanni e Poletti Maria (dei “Russin” o “Russit” di Somana); interrogato e brutalmente torturato, come descritto da vari testimoni, lui non parlò per non tradire i suoi compagni della brigata allora denominata “Cacciatori delle Grigne”; dopo questo fatto fu chiamata, proprio in onore della sua morte e di quella di Giuseppe, 89° brigata Poletti. Giovanni fu da qui la stessa sera condotto al cimitero per la fucilazione, avvenuta contro il muro esterno sul lato destro; anche Andrea Rompani, detto Ghigna venne interrogato prima di essere mandato in carcere a Como
Qui vennero condotti anche dei cittadini, ritenuti dei collaboratori, o altri tenuti come ostaggi o solo per intimidire la popolazione: tra i civili, anche un ragazzo di Somana, molto giovane, preso come ostaggio, quando i tedeschi montarono a Sonvico 2 postazioni con le mitragliatrici, una alla cappelletta e una di fronte, verso est.
Qui fu portato anche un contadino piuttosto anziano, sempre di Sonvico, preso e ammanettato perché aveva avuto da dire sul fatto che i tedeschi gli avessero rubato delle galline
Qui furono portati preventivamente degli ostaggi, presi all’uscita dal cinema Odeon e in giro per il paese la sera dell’attentato della Maiola; qualora un Tedesco fosse stato ucciso, dieci di loro facevano la stessa fine per rappresaglia, la sera dell’attentato della Maiola, una mitragliatrice e dei riflettori erano stati posizionati sul tetto di questo edificio; da lì i tedeschi spararono verso i partigiani e illuminarono a giorno tutta la zona, come confermato da vari testimoni.
Da qui se ne andarono i Tedeschi della
Wehrmacht per unirsi
alla colonna in fuga, che attraversò il paese
e arrivarono i soldati dell’Armata Liguria, e dopo lunga trattativa , si
firmò la resa tra
il generale Pempsel e il CVL (Corpo Volontari della Libertà). Il generale voleva
arrendersi infatti solo di fronte ad un pari grado. Le testimonianze su questo
particolare momento, sul giorno, l’ora, le persone, il locale preciso, le
modalità della dettatura e scrittura del documento, non concordano appieno.
L’armata si era istallata nei locali dove erano stati i tedeschi, ma vi rimase
solo per pochi giorni
Da fine aprile a inizio giugno 1945 fu sede del Comando partigiano. Finalmente liberi dai nazifascisti, consapevoli che c’era ancora molto da fare, contenti di aver contribuito alla vittoria finale, controllavano il territorio e incominciarono a raccogliere dati sulla brigata
Qui avvenne l’incidente che causò la morte di Ficacci: un colpo accidentale prendendo l’arma da una mensola o dal muro

Di
fronte a questo palazzo, sotto la collina furono scavati dei cunicoli dove
venivano nascoste armi e munizioni; per realizzarli, furono allontanati dalle
loro case dei cittadini di Molina; alcuni di questi cunicoli sono stati poi
murati, mentre sono ben conservati quelli in casa del sig. Dell’Oro (macellaio
di fronte).
Restituito ad uso civile nel giugno 1945, a ottobre iniziarono le lezioni per gli scolari dell’epoca, questo palazzo conserva memoria di momenti drammatici, ma fondamentali della nostra Storia ed è stata la scuola di molti nostri genitori.