L'ARTE NEI MONUMENTI

Lapide esterna

cimitero di Mandello

Monumento all’interno del

cimitero di Mandello

Monumento in località

“La Maiola”

Monumento all’interno del cimitero di Somana

Monumento ai giardini pubblici

(Piazza Garibaldi)

Monumento di Piazza della Vittoria(S.Zeno)

Lapide esterna cimitero di Mandello

 

L’opera (cm 65 x 114,5), di buona fattura e chiaro significato è un bassorilievo di granito bianco, di autore ignoto. Un braccio alzato tiene stretta saldamente una fiaccola, simbolo della libertà che alla fine trionfa e illumina il cammino; è circondata da una corona di spine, molto visibile, fatta di grossi rovi intrecciati; rappresenta le difficoltà, le insidie, le sofferenze, il dolore  e il sacrificio che il patriota  e martire ha dovuto affrontare per un ideale. Completa il tutto un piccolo serpentello insidioso, che si attorciglia intorno al braccio, all’altezza del gomito, pronto a scendere verso l’ascella e a colpire in modo mortale; ha infatti la bocca aperta, i denti ben visibili e aguzzi. Rappresenta i traditori, le spie fasciste che tentano in tutti i modi di fermare il cammino della Resistenza e dei partigiani che lottano per la libertà, consegnandoli agli oppressori Tedeschi e decretandone quindi la morte;  una scritta in Latino è inserita nella corona di spine, è particolarmente solenne e importante e recita: “EX DUMIS FLAMMA” (“DAI CESPUGLI ESCE LA FIAMMA”) , cioè dal buio dei nascondigli dei partigiani esce la luce.

Richiama la modalità propria della Resistenza partigiana di combattere “alla macchia”, tra i cespugli dei nostri boschi, tra i rovi pieni di spine, di nascondersi e di uscire solo per improvvise azioni di sabotaggio o imboscate.  E’ completata da quella ai due lati del braccio, in italiano affinché sia comprensibile a tutti, che recita: ”qui caddero per piombo venduto Sergio Gallotti e Giovanni Poletti” e da quella sottostante: “Sta questa lapide a infamia dei carnefici a gloria dei martiri”.  

Posta sotto la precedente lapide, è da ricordare anche la preghiera, incisa su un libro aperto (cm. 53,5 x 18); è un’invocazione alla Vergine, vista come madre, perché abbracci questi eroici figli. I partigiani sono anche in questo testo onorati e considerati degli eroi; c’è un richiamo esplicito al sangue versato, che ha benedetto questo luogo e lo ha reso degno di ricordo, pietà e conforto per quanti soffrono.

 

 

 

Monumento all’interno del cimitero di Mandello

 

In memoria dei caduti di tutta la Resistenza mandellese, all’interno del cimitero, a fianco della cappella che si trova al centro dello stesso e alla scala sinistra, che porta al livello superiore del camposanto, è stato eretto un monumento, dello scultore Enrini, di rilevante grandezza  e di grande impatto comunicativo.

E’ composto da  una statua di bronzo, a tutto tondo, che appoggia su una base sagomata di bronzo e da una specie di  muretto basso, ma mosso nelle altezze e nei volumi, che chiude non completamente il campo visivo; è ricoperto in granito grigio e rosa. La statua emerge per il contrasto dei diversi materiali e per le dimensioni dell’uomo che rappresenta. Si tratta di un giovane in fin di vita, un  partigiano che muore, con il volto reclinato, mentre alza verso il cielo, in un ultimo sforzo, la fiaccola della libertà.

 

Si vedono sul suo volto, un po’ piegato, molto sofferente e affaticato, dolore e disperazione. È nudo, alla mercé dei fatti e degli eventi, anche se bello, giovane e coraggioso. Ha il busto proteso in avanti e verso l’alto; tiene una fiaccola con il braccio destro e con l’altro è appoggiato e si tiene in equilibrio per non cadere. La posizione è quella di chi cerca di rialzarsi in un difficile equilibrio delle masse del corpo; la statua è progettata seguendo un incrocio tra due linee: un andamento obliquo partendo dal piede destro arriva al braccio teso (destro) e al pugno che tiene la fiaccola, attraverso il busto e il ventre dell’uomo; l’altra linea è perpendicolare al suolo, parte dalla spalla destra  e arriva, attraverso il braccio sinistro alla mano e al marmo, formando una specie di croce con la testa reclinata dell’uomo. Si legge lo sforzo del gesto, la voglia di risollevarsi e di alzare la testa. C’è un evidente contrasto tra lo sforzo della parte superiore del corpo e l’abbandono delle gambe che non lo sorreggono e gli impediscono di andare avanti. La meta vicina della Libertà è per lui purtroppo irraggiungibile.

 

Monumento in località  “La Maiola”

 

Su progetto di Fausto Gilardoni, è in pietra lucida grigia, formato da due parti principali. La parte inferiore, la base, è un parallelepipedo, rivestito della stessa pietra: vi  sono incisi i nomi dei tre caduti e vi è inserito al centro un bassorilievo in bronzo, opera di G. Puccini. La parte superiore ha la forma di una piramide tronca e termina con delle ali incrociate, in mezzo a cui c’ è una lanterna; è divisa in sei parti, da linee orizzontali, dovute alla sovrapposizione delle lastre di pietra del rivestimento; su ogni pezzo è incisa una parola che, unita alle altre, forma la seguente frase “qui caddero per la libertà il 26-10-1944”; ai piedi del monumento dei vasi in bronzo sulle cui facce si vedono delle corone di spine e delle teste di leone

 

 

Nel bassorilievo, l’ uomo in primo piano è un partigiano; è in mezzo a corpi dilaniati di altri partigiani e mostra con orgoglio una fiaccola, simbolo di gloria e di libertà; sullo sfondo, dietro all’uomo, è possibile intravedere le montagne mandellesi: la Grigna e il Sasso Cavallo; la Grigna: rappresenta Mandello e la sua gente, che appoggiava i partigiani e partecipava alla loro lotta. I tre uomini rappresentano i tre caduti della Maiola: non hanno una divisa, quindi sono dei partigiani (non Tedeschi, non fascisti); sono a torso nudo, quindi giovani, forti, liberi; il partigiano caduto con il fucile in mano significa che la sua morte è avvenuta durante un combattimento, in azione; l’uomo steso rappresenta la sofferenza, il dolore della morte; quello che sta morendo e che solleva la fiaccola esprime il desiderio di libertà e la speranza in un mondo migliore

 

 

 

Monumento all’interno del cimitero di Somana

 

L’opera, situata sul lato sinistro del viale principale del cimitero di Somana, è imponente. E’ un altorilievo in marmo bianco, dello scultore Enrini (1899-1962), in cui l’animale fantastico e la testa del partigiano sporgono maggiormente.

Il partigiano è sovradimen-

sionato, molto più alto di un uomo normale. Il gesto, molto dinamico, è chiaro ed evidente, nella sua intenzione di difesa, di offesa o anche di sfida: l’uomo sta per infilzare con la baionetta del parabello l’animale così pericoloso. Il passo del partigiano è la camminata sicura di chi è abituato ad andare in montagna e non ha paura delle insidie.

Anche l’abbigliamento è da montanaro: da notare in particolare gli scarponi di pelle, con le stringhe, le calze di lana, i pantaloncini corti, estivi come la maglia. Il corpo è atletico, forte, muscoloso, possente ( vedi le gambe e le braccia, particolarmente grosse e robuste).

Il viso ha una espressione determinata, lo sguardo è rivolto verso il basso; il partigiano dimostra sicurezza, determinazione, convinzione.

 

Sullo sfondo, in alto, si vede la Grigna, con il Sasso Cavallo e il Sasso dei Carbonai.  

Sulla sinistra, a metà circa dell’opera, è rappresentata la chiesetta di Santa Maria, un richiamo alla zona di Era e al versante di  Somana, dove operavano i partigiani della 89ª brigata Poletti qui ricordati.         

 

 

 

 

 

 

Monumento ai giardini pubblici (Piazza Garibaldi)

 

Dedicato a tutti i caduti del Comune di Mandello (1915-1918, 1935-1936, 1940-1945), ha subito vari spostamenti: fino al 1938 era nel piazzale davanti alla stazione, prima che venisse eretto il muraglione della strada sottostante; è stato trasferito  davanti alla chiesa di San Lorenzo, prima di essere sistemato, nel 1971, in Piazza Garibaldi.

     

 

La scultura è opera del 1922 di Giannino Castiglioni (Milano 1884 - Lierna 1971); poggia su un piedestallo di pietra con gradini in una composizione di vari volumi. L’opera è in bronzo ed è composta da due elementi: uno sfondo a bassorilievo, di forma rettangolare, che termina in alto ad arco, seguendo la linea dell’ala di un angelo, e una statua che rappresenta un soldato. Egli è a terra, ormai in fin di vita; in un ultimo sforzo si aggrappa al vestito dell’angelo con sembianze di donna, che stende la propria ala pietosa per proteggerlo. Sembra che il soldato chieda qualcosa, forse implora pietà. Il vestito dell’angelo ha un panneggio leggero, è trasparente, quasi un velo; il braccio destro è teso, le pieghe dell’abito e l’ala dell’angelo quasi si confondono. Nella mano sinistra stringe un ramo. Il soldato ha la divisa, un elmetto in testa e alla cintura delle giberne (porta-munizioni), tutto ciò che gli serve per combattere; porta anche la bandiera, che non ha lasciato neanche in punto di morte. Molto espressivi sono il volto e le mani: il viso ha occhi, bocca, naso e mento molto marcati, per esprimere la tragicità del momento della morte del soldato; sembra infatti che urli di dolore. La  mano destra si aggrappa al suolo, quasi alla vita, mentre la sinistra si tende per aggrapparsi all’angelo.

 

Sul piedestallo, nel bronzo è incisa questa frase:

 “A TUTTI I SUOI CADUTI ESEMPIO RICONOSCENZA IL COMUNE DI MANDELLO DEL LARIO”.

Sulla destra del soldato, inciso nel bronzo dello sfondo c’è un testo in latino: “PROCUBUIT HEROS VICTORIA REFULSIT PAX LUCEAT”. (CADDE L’EROE, BRILLO’ LA VITTORIA, SPLENDETTE LA PACE).

MONUMENTO DI PIAZZA DELLA VITTORIA (S. Zeno) 

 Il monumento è dedicato ai Caduti della prima guerra mondiale; è situato davanti al “casone” della Guzzi, in Piazza della Vittoria, più comunemente conosciuta come piazza S.Zeno (per la vicina chiesa); si trova in uno spazio, pavimentato in pietra, racchiuso da una bassa moderna cancellata, e schermato da una siepe; un tempo era invece spostato più avanti, inserito tra gli alberi, prima che venisse realizzato un allargamento della piazza e una rotonda spartitraffico; era  circondato da cippi e più rialzato, sopra un unico piedestallo; ora appoggia su un blocco di cemento mosso nell’incastro di volumi diversi.

Sul davanti, in basso sul piedestallo, una targa in bronzo a forma di semiluna recita: “L’EROISMO DEI FIGLI GLORIOSAMENTE CADUTI PER LA PATRIA, RONGIO CONSACRA MEMORE E RICONOSCENTE  1915-1918”. 

Ai lati del monumento, sul fondo, ci sono altre due targhe in bronzo fissate su due lastre di cemento verticali: alla sinistra sono ricordati i caduti di Mandello (25 in totale) e a destra quelli di Rongio (28 in totale); va ricordato che i due Comuni, prima del .1927, erano divisi.

  

La statua in bronzo rappresenta l’iconografia del soldato, piuttosto ricorrente in monumenti come questo e presenti in tutti i paesi, sia per quanto riguarda il gesto che il volto, che le proporzioni; la figura del milite infatti sta in alto, incombente sul piedestallo, in posizione dominante su chi guarda.

 

Il soldato è dotato di un equipaggiamento molto simile a quello rappresentato nel monumento di Castiglioni; ha infatti la divisa e l’elmetto, i pantaloni alla zuava, gli scarponi e una lunga casacca, con tascapane; diverso è il gesto: qui è un fante nel pieno vigore, un eroe in cammino, in marcia con la bandiera italiana in mano, e il fucile in spalla (il famoso 91?) forse nell’atto di lanciare con la mano destra una bomba a mano o pronto a rispondere al nemico.

 

Si può rilevare, anche se non con certezza assoluta, il nome dell’autore, G. Goldio, inciso sulla roccia sotto i piedi del soldato,

così come la scritta sul retro che indica nella fonderia Brambilla il forno fusorio.